Possibile che una piccola città lombarda riesca ad accogliere il gotha del romanzo internazionale, a evadere dai tradizionali circuiti di promozione culturale, ad avvalersi di un volontariato appassionato per mettere insieme scrittori e lettori di mezzo mondo in una delle più belle cornici del Rinascimento? Il lancio di Festivaletteratura, nel 1997, sembra quasi una provocazione: di fronte a una formula mutuata dai paesi anglosassoni c’è chi storce il naso, chi raccoglie la sfida, chi annuncia l’alba di una piccola rivoluzione... E in men che non si dica, il festival è già realtà.
Al prezzo di poche lire si assiste a un’intervista con l’autore, o a un recital all’aria aperta, riscoprendo la vocazione all’incontro degli spazi urbani, la straordinaria vitalità di Mantova e dei suoi monumenti. Nelle piazze regna un’atmosfera che inizia a far scuola: piccole e grandi realtà del territorio finanziano l’iniziativa; drappelli di volontari presidiano il centro storico; artisti e romanzieri accorrono da ogni dove, creando insieme al pubblico un’agorà delle lettere. Accade così che lo scrittore Salman Rushdie, condannato dagli integralisti per aver firmato i Versetti Satanici, abbandoni la sua scorta e si avventuri spensierato per le vie della cittadina; che i lettori dialoghino con autori del calibro di Ian McEwan, David Leavitt, Abraham B. Yehoshua, Paco Ignacio Taibo, Hanif Kureishi e Josephine Hart a margine dei loro interventi; che un cantautore come Gianmaria Testa, all’epoca ancora poco conosciuto in Italia, apra quasi in sordina la kermesse, regalando un live indimenticabile.
Caratteristica del festival, fin dagli esordi, è la rinuncia a qualsiasi formula preconcetta, la ricerca di molteplici occasioni di ritrovo: alle conversazioni con Mario Luzi, Carlo Sgorlon e Roberto Calasso, si avvicendano i monologhi teatrali di Gene Gnocchi e Alessandro Bergonzoni; alle Storie degli altri di Edgarda Ferri seguono gli show di Massimo Bubola e Vinicio Capossela; agli incontri di saggistica fanno da contraltare gli spettacoli e i laboratori per bambini. Gli eventi assumono da subito una dimensione performativa, intimamente connessa alla magia dei luoghi: all’ombra della cupola Sant’Andrea, Guido Ceronetti mette in scena insieme ai Sensibili di Strada la Carcassa Circense, una poetica combinazione di canti, marionette e azioni mimiche; Emilio Tadini racconta la propria arte nella Sala dei Giganti; Bianca Pitzorno e Donatella Ziliotto stregano i più piccoli sotto gli affreschi di Palazzo Ducale, mentre Pinin Carpi organizza per loro una gita nei pressi di Piazza Sordello. Alla scoperta della storia mantovana, sei distinti percorsi letterari si snodano tra i palazzi gonzagheschi e la biblioteca comunale; le letture musicali di Righi e Righe aprono al grande pubblico i giardini privati della città. E tra mille altre sorprese, la prima edizione scorre leggera, come una sagra di paese, e si conclude lasciando la voglia di tornare l’anno successivo.