Ormai il festival è un appuntamento di riferimento, un evento riconosciuto a livello internazionale. Imprese, enti pubblici e associazioni di categoria confermano il proprio supporto alla manifestazione; gli organizzatori scaldano i motori; e le magliette blu animano nuovamente le strade, assistono sempre più visitatori, danno sfogo alle braccia e all’immaginazione.
Nel 1999 i Nobel per la letteratura sono di casa: le parole militanti di Nadine Gordimer e Tony Morrison si stagliano tra gli applausi; autori molto amati come Paulo Coelho, Joseph O’Connor, Jeanette Winterson e Jonathan Coe, firmano decine di autografi e galvanizzano i lettori; il giovane Vikram Chandra chiude un’intervista e già presenzia a una colazione d’autore; lo scrittore di culto Jay McInerney (Le mille luci di New York) raggiunge la collega Tess Gallagher per celebrare l’opera di Raymond Carver. Pure la schiera degli italiani è foltissima: intervengono per la prima volta Luigi Meneghello e Andrea Zanzotto, Alda Merini, Sebastiano Vassalli, Alberto Arbasino, Dacia Maraini e Giuseppe Pontiggia.
Si comincia a guardare al passato e alle grandi narrazioni, con Nicholas Shakespeare che rievoca le avventure di Bruce Chatwin, con Ernesto Franco e Giorgio Scaramuzzino che cercano un comune denominatore tra gli autori sudamericani del Novecento; nello stesso tempo si fanno strada eventi seriali come Il corpo del comico, che consentono di ospitare all’interno di un solo percorso tematico più artisti e scrittori (in questo caso le punte di diamante di Zelig Cabaret, ovvero gli sceneggiatori Gino & Michele, i comici Giorgio Faletti, Enrico Bertolino e Marco Della Noce).
Anche gli eventi meta-letterari conquistano la piazza: all’incontro con il banchiere dei poveri Muhammad Yunus (ideatore del microcredito e premio Nobel per la pace nel 2006) si scorgono tra la folla illustri spettatori come Franca Rame e Dario Fo. C’è chi resta ammaliato di fronte ai temi dell’intelligenza artificiale e delle neuroscienze, grazie all’intervento di Alberto Oliverio (L’arte di imparare) e a cinque scienziati e filosofi della scienza che inscenano una brillante conversazione avvenuta a Cambridge cinquant’anni prima.
Nel ricchissimo programma dei bambini restano poi memorabili gli incontri di brrrrrrr…ivido con Robert L. Stine, le maschere fai-da-te di Federico Maggioni, i pianeti danzanti dall’astronomo-burattinaio Horacio Tignatelli, i nodi magici dell’artista della fuga Diego Voltini, le immagini in movimento della Camera Collodi...
E altrettanto memorabili sono i blues del poeta-cantautore Nick Cave, che insieme alle pagine del Qohelet, lette da Vincenzo Cerami, e ai prototipi della yiddishe mame, impersonati da uno straripante Moni Ovadia nel recital Mame mamele mama mame mamma mamà, chiudono idealmente la terza edizione di Festivaletteratura.