“I mesi che passava lontano da casa erano interamente dedicati al lavoro, alla lotta per la sopravvivenza e per tenere lontana la miseria, ma il tempo libero era dedicato alla lettura. Eravamo incorreggibili. Pensavamo sempre ai libri, eravamo tutti eccitati, completamente esaltati se sentivamo parlare di un nuovo libro interessante, immaginavamo come potesse essere, discutevamo del possibile argomento la sera, dopo che vi eravate addormentati”. Paesaggi fisici e paesaggi dell’anima si alternano, si scontrano, si completano nei romanzi dello scrittore islandese (Paradiso e inferno; La tristezza degli angeli), intervistato da Bruno Gambarotta.

con il contributo di Icelandic Literature Fund